Gli effetti sonori: comprimari nascosti

Ci siamo mai chiesti quali siano i fattori determinanti che contribuiscono al successo di un video, di un corto, di un film, insomma di un’opera fatta di immagini in movimento?  Quali sono, in altri termini, gli elementi principali di un film ben fatto?

Oltre a una bella storia (e quindi una buona sceneggiatura), a delle immagini ben curate (fotografia), e a una colonna sonora comm’il faut (e di soundtrack, noi, ne sappiamo qualcosa), gli effetti sonori, o sound design, sono un altro tassello del puzzle che porta alla buona riuscita di un video. Perché? Vediamolo insieme.

effetti sonori

Effetti sonori e SFX

Innanzitutto, un po’ di chiarezza terminologica. Si sente spesso parlare di SFX: che cosa significa? In inglese, è uno short, cioè un’abbreviazione, sia di Special Effects che di Sound Effects. Noi qui parleremo di effetti sonori, intendendo entrambe le tipologie, o meglio: gli effetti sonori comprendono anche gli effetti speciali, anche se nell’uso comune funziona ormai al contrario (si tende cioè ad usare il termine SFX per entrambi). Esiste poi una figura professionale a tutti gli effetti, che se ne occupa: ed è il progettista del suono, o sound designer. Il quale però, oltre che dei ‘rumori’, si interessa anche del suono in senso un po’ più ampio: ad esempio strecciandolo, spaziandolo, o componendo sigle, stacchi, delle musiche vere e proprie, insomma: è lo specialista del suono in senso fisico, si può quasi dire.

Bene, fatta chiarezza sulla terminologia, vediamo come e perché gli effetti sonori siano così importanti nell’ambito di una produzione, e perché sempre più lo stiano diventando. Prima però domandiamoci: ma perché, si va al cinema?

Cosa succede veramente, al cinema?

Le ragioni possono essere molte; si va a vedere “una bella storia”, a soffrire con l’eroe del momento, o addirittura a sentire brividi di terrore, o per riflettere su un tema sociale che fa discutere. Insomma, le ragioni possono essere davvero tante.  Ma quello che accade sempre, al cinema, sono alcuni fenomeni psicologici ben noti, che vanno sotto il nome di proiezione, identificazione, catarsi, suggestione. Che cosa significano? Possiamo dire che, nel buio della sala, seduto comodamente su una poltroncina confortevole, circondato da tecnologie sempre più potenti (come quelle del suono e del Dolby Surround, ad esempio), totalmente concentrato sul grande schermo, lo spettatore finisce per uscire dalla realtà e tende a scivolare in una situazione molto simile al sogno (il termine preciso anzi è: rilassamento paraonirico). Insomma, tanto più l’illusione è realistica, quanto più questi fenomeni avvengono con facilità. E tanto più la tecnologia avanza, quanto più gli spettatori sono coinvolti sempre di più da questa magia.

Al tempo dei fratelli Lumière, ad esempio, alla fine di ormai due secoli fa, ci si emozionava anche semplicemente guardando le immagini che venivano proposte sullo schermo, senza che esistesse una trama vera e propria. Che divenne invece importante nel periodo d’oro del cinema, fra gli anni venti e cinquanta. Mentre dagli anni ‘50 agli anni ’80 aumentava la consapevolezza dello spettatore e la sua capacità critica, pur all’interno dell’illusione cinematografica. Infine, si assiste oggi a un coinvolgimento sempre maggiore dello spettatore all’interno della storia, complice una tecnologia ancor più potente e invasiva.

Effetti sonori: protagonisti, non visti

Voi mi direte: ma che c’azzecca tutto questo, con gli effetti sonori? Una delle illusioni maggiori, nel corso della narrazione, è affidata proprio a loro, agli SFX. Pensiamo, ad esempio, a qualcuno che entri in una giungla fittissima, senza alcun rumore d’ambiente; o ad una barca a vela lanciata in mezzo a un mare in cui non soffi un refolo di vento, o non si senta il frangersi delle onde sulla chiglia. Anche solo un ticchettio di piatti o di tacchi che non ci fosse, contribuirebbe a rendere la scena non solo meno realistica, ma anche davvero strana. È che noi – presi dalla storia – di solito non ce ne accorgiamo. E non ce ne accorgiamo perché “la mente è sempre l’ultima a sapere le cose” (Michael Gazzaniga): infatti, il nostro cervello scarta, filtra, mette insieme, prima che ne siamo consapevoli.

Gli effetti sonori divengono così, sotto ogni punto di vista, dei comprimari, dei protagonisti: magari non in primo piano come un attore, ma, come il cuoco è fondamentale anche se non si vede, mentre il cliente vede gli arredi, l’impiattamento, i camerieri, così una storia senza effetti difficilmente potrà stare in piedi. Ma non si registra già nel film o nel video? Sì, il suono in presa diretta: ma non sempre tutto va bene, come si può immaginare. Possono intervenire suoni “sgraditi”, imprevisti, o non sentirsi abbastanza una suono piuttosto che un altro.

Le situazioni più comuni

E adesso diamoci finalmente da fare ed elenchiamo alcune delle situazioni in cui gli SFX diventano protagonisti per davvero.

Prima di tutto, questo avviene da un punto di vista informativo. Gli effetti ci informano su quello che sta avvenendo nella storia. Un rumore di passi, per esempio, annuncia una la risoluzione tanto attesa (l’eroe, l’eroina che ritorna, magari vivo/a) o di suspense (immaginatevi gli scricchiolii dei passi di uno zombi fuori casa). Oppure qualcuno che bussa, o percuote la porta violentemente, o semplicemente si sente che sta lì fuori, e spia. Dunque gli effetti, non solo fanno parte della storia, ma comunicano anche un senso intenso di realismo: possono reggere benissimo la scena anche senza dialoghi (una sigaretta che si accende, nel silenzio dei protagonisti). E, naturalmente, possono letteralmente far scoppiare di emozione gli spettatori: pensiamo a certi cigolii nella città in rovina di Full Metal Jacket, ad esempio, o di Zero Gravity; oppure al semplice suono della spada laser in Star Wars. E qui, come è giusto, gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

In conclusione: gli effetti sonori al di là del cinema

Del resto, soprattutto con Steven Spielberg e George Lucas, uno spazio sempre maggiore si è aperto per queste figure professionali, i sound designer, che a Hollywood possono godere di lunghe e profittevoli carriere, pur mantenendo sempre, in confronto ad attori e registi, un sorta under statement del tutto analogo alle loro creature di suono. Ma anche al di là del mondo del cinema, gli effetti sonori sono entrati prepotentemente negli universi paralleli della pubblicità, della radio, dei videogiochi. Basti pensare al potere evocativo che essi hanno nell’etere: rumori di automobili, di caramelle, di telefoni o addirittura incorporati in un logo (da quelli automobilistici, al cuore che batte “forte, sempre…”, ai versi dei nostri animali domestici). Insomma, tutto un mondo di jingles e anche di trasmissioni che vive grazie agli effetti sonori. Che trovano ovviamente un’altra applicazione ‘stellare’ all’interno delle ultime generazioni di videogiochi.

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